I “metalli” utilizzati nello svapo.

Ovviamente, molto importante nello svapo sono i metalli utilizzati nelle bobine riscaldanti (coil) visto che sono coloro che debbono generare calore per la vaporizzazione dei liquidi e, almeno per avere un minimo di consapevolezza per quello che utilizziamo nello svapo.

Kanthal

Il Kanthal è da sempre il “metallo base” dello svapo, essendo quello utilizzato da più tempo e su più apparati in circolazione (nonché, quasi sicuramente, quello più facile e duttile da lavorare negli apparati “rigenerati”). E’ una lega composta da ferro, una quota variabile dal 20 al 30% di cromo e da un 4/8% di alluminio e, prima ancora che per lo svapo è utilizzato da sempre per apparati riscaldatori per uso industriale, per la facile lavorabilità e per l’elevata resistività (producendo calore al transito elettrico).

Avendo fatto ricerche bibliografiche in merito non sono emersi rischi o tossiticità nell’uso normale (ormai il kanthal è una lega super collaudata, anche per applicazioni di portata molto più ampia rispetto allo svapo) con una sola precauzione da prendere, utilizzarla nei range “normali” ed evitare di surriscaldarla inutilmente in maniera esagerata e prolungata: una delle abitudini di chi rigenera è ossidare la coil a fiamma (per conformarla meglio dandole forma stabile dopo averla bobinata e per togliere il sapore metallico che ha “da nuova”) e pulire la coil tramite “dryburn” (ovvero, senza cotone, dare piccole scariche da un paio di secondi a voltaggi un po’ più alti della media (4.5/5 volt rendendo rovente la coil e bruciando residui di liquido e incrostazioni che possono essere pulite con soffio, aria compressa o meglio con uno spazzolino da denti vecchio). Il kanthal è una lega composta da metalli “legati” con punti di fusione a temperature diverse e di conseguenza, se esposte prolungatamente a temperature troppo (dico troppo) elevate, si destabilizzano “slegandosi” col rischio di rilasciare particelle che possono essere inalate: quando di fa dryburn lo si fa con scariche brevi di un paio di secondi, non si lascia l’alimentazione premuta a guardare la coil che diventa rovente (magari facendoci un video per bullarsi) e quando si “conforma” una coil è sufficiente riscaldarla tenendo presente che è al massimo un cavo da 0.64 mm e non la marmitta di uno scooter da saldare.

Nickel 200

Il Nickel200 (ovvero nickel con un titolo di purezza superiore al 99.6%) è un cavo che sta andando molto di moda per via delle sue prestazioni e del suo utilizzo di controllo di temperatura. Metallo che crea allergie, ne crea solo al contatto cutaneo e non nello svapo (visto che non è nemmeno colui che vaporizza ma solamente riscalda il cotone) e anche in questo caso molti studi medici hanno confermato la sua totale innocuità e atosissicità nello svapo. Uniche note nell’uso del nichel 200: ovviamente, per chi è allergico, evitare contatti diretti con il metallo ovvero o si va di testine preconfezionate o si prova a rigenerarlo con guanti in lattice, evitando che venga a contatto diretto coi polpastrelli. E’ un metallo “normalmente” stabile ovvero non tende a rilasciare particelle che possono essere inalate (in condizioni normali) ma è particolarmente delicato alle alte temperature, che lo destabilizzano arrivando a mettere fuori uso la coil > l’introduzione dei circuiti di temperatura aveva principalmente una funzione di “protezione” dell’integrità del cavo e solo secondariamente quella di poter modulare la temperatura di svapo a proprio gusto. Altra dimostrazione della sua atossicità, “una persona che parla è bugiarda, due persone che parlano fanno mezza verità”: i più grossi produttori mondiali hanno introdotto nel loro listino coil in Ni200 da usare sotto controllo di temperatura, anche alcuni builder molto sensibili al marketing e alle class action (Aspire dismise i suoi ottimi corpi assorbenti in fibra ceramica perché, con un uso un po’ estremo e molto prolungato tendevano potenzialmente a disgregarsi perdendo fibre inalabili) cosa che lascia immaginare appositi studi tecnici preliminari e la certezza di non incorrere in cause legali e indennizzi milionari ai clienti.

Titanio

Anche il titanio sta prendendo piede come materiale per bobinature da svapo, complice la possibilità di essere utilizzato con circuiti di controllo di temperatura e la miglior duttilità e lavorabilità rispetto al “bizzoso” nickel200, amato soprattutto da chi rigenera (essendo “più facile”), ha una svapata meno “particolare” rispetto al nickel e ha una propensione inferiore ad imbizzarrire incrementando il valore della propria resistenza proporzionalmente con la temperatura, richiedendo comunque un circuito di controllo temperatura che lo possa gestire e controllare. Meno propenso al facile danneggiamento rispetto al nickel, è oggetto di qualche controversia: il diossido di titanio (generabile tramite esposizione ad alte temperature ed ossigeno e magari pure a liquidi “aggressivi”) da da alcuni studi medici è ritenuto tossico e al momento attuale invece non ne esistono che ufficialmente sostengano la sua atossicità e il suo essere innocuo utilizzato nello svapo. A rendere sospettosi, lo stesso ragionamento del Ni200: solo il gruppo Joyetech-Eleaf produce coil in titanio mentre tutti gli altri produttori non hanno introdotto prodotti che lo impiegassero e il grosso del suo impiego “bobinato” è prevalentemente nel settore degli apparati rigenerabili “DIY”.

Nichrome

Il Nichrome è una lega composta dall’ 80% di nickel e dal 20% di cromo.

Stabile e robusta, ha doppio il vantaggio di poter generare più facilmente resistenze più basse (come valore in ohm) e più reattive al transito elettrico rispetto alle tradizionali bobine in kanthal e, rispetto al nickel200, il non incrementare il proprio valore di resistenza con la temperatura (resta sempre perfettamente stabile) rendendolo utilizzabile tranquillamente anche su su dispositivi “unregulated” o privi di circuito di controllo di temperatura. Impiegato anche nella produzione di testine “industriali” per sub Ohm (per via dell’elevata robustezza e del valore i resistenza basso), non emergono studi che lo dichiarino pericoloso o generatore di tossicità: valgono comunque le stesse precauzioni del kanthal, ovvero essendo una lega composta da materiali con punti di fusione a temperature diverse è totalmente sicura nell’uso da svapo ma è sconsigliabile esporlo a “shock termici” di durata eccessiva (dryburn troppo lunghi solo per vedere compiaciuti la coil rovente e ossidazioni a fiamma troppo insistite) che possano destabilizzarne la struttura molecolare.

Acciaio inossidabile.

Di gran moda (anche se in realtà utilizzato da sempre) NON è il normale acciaio in filo che si può reperire in ferramenta (spesso zincato o trattato, quindi potenzialmente con un grado di tossicità causato da altri materiali) ma cavi in acciaio speciale e dotati di specifiche titolazioni (316-surgical grade o grado chirurgico oppure 304-food grade o grado alimentare), specifici per il contatto (senza rilascio di tossicità) con prodotti alimentari e assimilati. E’ in assoluto il cavo dotato della maggiore robustezza ed inalterabilità nell’uso, negli ultimi tempi va di gran moda utilizzarlo (più per marketing che per sostanza) con circuiti di controllo temperatura: generando incrementi di resistenza relativamente bassi non è “bizzoso” come nickel e titanio ma in realtà è sempre stato utilizzato (unregulated) senza problemi ne rischi: le testine 0.3  e 0.4 ohm per l’ l’Atlantis di Aspire, le pari resistenza per Triton 2 (sempre di Aspire),  le 0.2 ohm BTDC per l’Arctic di Horizontech e quelle per l’Herakles di Sensetech sono bobinate in acciaio stainless se sono sempre state utililizzate bene e senza criticità di utilizzo e addirittura le recentissime SSOCC (stainless steel organic cotton coil) di Kangertechsono messe in vendita senza alcuna menzione da parte del produttore all’uso con circuiti di controllo temperatura.

Perninfer e Resitherm (tra gli altri)

Alcuni produttori di cavi (soprattutto Zivipf e Dicodes.de) hanno introdotto loro leghe specifiche per bobinature adatte per l’uso con circuiti di controllo di temperatura. Hanno una diffusione ancora troppo limitata (quasi nulla) per poter trarre conclusioni sulle particolarità d’uso e sulla loro stabilità.